Accusato di associazione a delinquere finalizzato al traffico di droga, latitante per alcuni mesi, in carcere per un anno, con l’antimafia che per lui ha chiesto in primo grado e in appello una pena...
Accusato di associazione a delinquere finalizzato al traffico di droga, latitante per alcuni mesi, in carcere per un anno, con l’antimafia che per lui ha chiesto in primo grado e in appello una pena di 20 anni di cella. Ma Giovanni D’Alessandro, alias giovannone è stato assolto da tutte le accuse. La sentenza dei giudici della corte d’appello di Napoli è arrivata nella mattinata di ieri. La corte ha respinto l’appello proposto dall’antimafia e ha confermato la sentenza del gip che in abbreviato assolse il cugino del padrino Michele D’Alessandro e di suo fratello Luigi, alias gigginiello. Il pm dell’Antimafia aveva chiesto nel processo di primo grado per il ras 20 anni di carcere con le accuse di associazione finalizzata traffico internazionale di stupefacenti, detenzione e cessione di sostanze, tutte aggravate dal metodo camorristico per aver agito avvalendosi della forza intimidatoria derivante dall’appartenenza al clan D’Alessandro, non trovando però accoglimento dal Gup del tribunale di Napoli. Nel 2020 riuscì a sfuggire alla retata partita dall’inchiesta Domino, per poi presentarsi spontaneamente in carcere, dopo tre mesi di latitanza, al carcere di Larino a Campobasso dove ha scontato un residuo di pena per estorsione di due anni per poi tornare in libertà a inzio 2023. Essendo nel 2015 uno dei pochi esponenti e diretto discendente dei fondatori del clan, per l’antimafia, assunse la direzione dell’organizzazione criminale avvalendosi dell’esperienza di Antonio Rossetti, alias “o’guappon”, che in quegli anni, stando all’informativa Cerbero, avrebbe assunto un ruolo di primissimo piano tra le file del clan D’Alessandro fungendo da cerniera tra le due ali della cupola di Scanzano, quella delle “Partorie” facente capo ai discendenti di don Michele e quella delle “Palazzine” più vicina a Luigi D’Alessandro. Insieme a Rossetti e a Sergio Mosca -entrambi condannati nell’ambito della stessa indagine e spediti al 41 bis- costituì il cosiddetto “Patto di Scanzano”, mettendo insieme un’organizzazione criminale che riforniva droga a Castellammare e in penisola sorrentina avvalendosi del supporto derivante dall’alleanza con il clan Afeltra- Di Martino di Gragnano. Accuse che sono crollate sia in primo grado che di fronte alla corte d’appello- quinta sezione, presidente Mariella Montefusco- con i giudici che hanno stabilito l’assoluzione per Giovanni D’Alessandro accogliendo la tesi del suo legale, il penalista stabiese Gennaro Somma. Mdf