Scafati. Altre tre tappe per scrivere la parola fine sul processo in Assise Appello per il delitto Faucitano, avvenuto a Scafati nella primavera del 2015: tra metà aprile e l’inizio di maggio sono ...
Scafati. Altre tre tappe per scrivere la parola fine sul processo in Assise Appello per il delitto Faucitano, avvenuto a Scafati nella primavera del 2015: tra metà aprile e l’inizio di maggio sono attese requisitoria della procura, discussioni delle difese e sentenza.
Intanto ieri è comparso in aula davanti a giuria popolare e collegio di giudici del secondo grado il collaboratore di giustizia Alberto Panico di Boscoreale, il quale diede ospitalità a Pasquale Rizzo dopo l’omicidio di Dino Faucitano. Panico è dal 2016 un collaboratore di giustizia, ammesso al programma di protezione proprio per la vicenda dell’omicidio avvenuto in piazzetta Genova. Aveva redatto verbali della Dda indicando come autori del delitto Alfano (condannato all’ergastolo) Marcello Adini (il conducente dello scooter servito per l’agguato, assolto in primo grado) e Pasquale Rizzo ‘o tedesco (anche lui assolto) che avrebbe portato a dama Faucitano facendo da esca con uno spinello da fumarselo insieme su una panchina per permettendo agli altri due di commettere il delitto.
Incalzato su alcune dichiarazioni ritenute incongruenti da Gaetano Morra, difensore di Rizzo, ieri Panico ha ripercorso quello che è di sua conoscenza sull’omicidio.
Come teste della Dda aveva raccontato di essere un corriere della droga e di aver fatto affari con i clan torresi e stabiesi. Nel gennaio del 2016 parlò dello scooter servito per l’agguato in piazzetta Genova e ritrovato nel Rio Sguazzatorio.
Panico aveva ospitato per pochi mesi Pasquale Rizzo e rivelò agli inquirenti che ‘o tedesco gli aveva confidato alcuni particolari come il fatto che lo stesso Faucitano fosse un confidente con le forze dell’ordine e che dopo due giorni dalla notizia data a Carmine Alfano (la spiata) Armando Faucitano era stato ucciso. Rizzo gli avrebbe detto che si era messo d’accordo la sera prima con Alfano di portare Faucitano il giorno successivo in una piazzetta con la scusa di consumare uno spinello insieme.
Faucitano per il pentito “sarebbe stato ucciso da Carmine Alfano e da un certo Marcello (Adini)” di cui non conosceva il cognome. Secondo la procura la versione di Panico collimava in gran parte con quanto emerso durante le indagini. Ma non per l’avvocato di Rizzo e soprattutto per i giudici di primo grado che nel motivare l’assoluzione per non aver commesso il fatto avevano scritto che “Lo stato d’animo di Rizzo subito dopo il delitto lasciava pensare che non sapesse nulla dell’agguato”.
L’esponente del clan di Boscoreale Aquino-Annunziata era stato condannato all’ergastolo mentre gli altri coimputati che rispondevano in concorso del reato di omicidio sono stati assolti “per non aver commesso il fatto”.
I giudici di primo grado hanno rimarcato come lo stesso Alfano si sia procurato la moto “pezzottata” per il delitto tramite Barbato Crocetta (non avrebbe saputo dell’utilizzo del mezzo) e come qualche giorno prima dell’agguato a Faucitano abbia minacciato in strada alcune persone a cui si era rivolto lo stesso Dino al fine di ottenere un prestito di 700 euro per estinguere il debito per la droga che la vittima avrebbe avuto con Alfano. “Se non pago la droga quello mi uccide”, disse a un altro collaboratore di giustizia Dario Spinelli il quale fu poi minacciato da Alfano.
@riproduzione riservata