“I temi che devono essere inseriti nella filiera del riutilizzo dei beni confiscati sono tanti, ma ci sono anche esempi positivi nella città metropolitana di Napoli, come per esempio Palazzo Fienga a Torre Annunziata oppure Masseria Ferraioli in Afragola, dove ci sono stati anche i cospicui finanziamenti per il loro corretto riutilizzo”. Lo ha detto il Prefetto di Napoli Michele di Bari a margine del seminario al Maschio Angioino sul tema “Beni confiscati alla criminalità organizzata: opportunità e limiti dell’attuale quadro normativo”. “Sono passi importanti – ha detto il Prefetto – che se unito anche ai 22 sgomberi che noi abbiamo fatto come Prefettura con le Forze di Polizia e i sindaci di beni confiscati nel 2024 e i 47 che abbiamo programmato nel 2025 fa comprendere quanto questo tema inserito nel tema più ampio della lotta alla mafia sia essenziale per una testimonianza di legalità nel territorio. E’ un messaggio molto forte ma dobbiamo agire tutti con celerità, dai sindaci, alle associazioni che gestiscono il bene confiscato, riutilizzandolo per testimoniare la legalità” le parole del rappresentante dello Stato a Napoli. La giornata, aperta da un indirizzo di saluto inviato della presidente del Consiglio comunale di Napoli Enza Amato, ha visto la partecipazione di rappresentanti istituzionali e autorita’ impegnate quotidianamente nella lotta ai clan. Sono intervenuti, tra gli altri, il presidente della Corte d’Appello di Napoli Maria Rosaria Covelli, il rettore dell’Università’ Federico II Matteo Lorito, il presidente dell’Ordine degli avvocati di Napoli Carmine Foreste e l’assessore alla Polizia Municipale e Legalita’, Antonio De Iesu. Sul tema dei beni confiscati solo qualche giorno fa il procuratore di Torre Annunziata aveva usato aprole forti. “Una sana e accorta amministrazione non incontra ostacoli nel riutilizzare i beni confiscati e, se li incontra li supera” aveva detto Nunzio Fragliasso in riferimento al fatto che molti beni confiscati non vengono convertiti a nuova vita e finiscono con l’essere dimenticati. Intervenuto all’evento “Dalla confisca al riscatto sociale” a San Giorgio a Cremano (in provincia di Napoli) per un focus sull’”impresa” “Terra Felix” – un bene confiscato riutilizzato dove oggi si produce l’olio extravergine d’oliva chiamato ‘Olio Veseveo’, Fragliasso aveva sottolineato come la storia del bene “Terra Felix” “dovrebbe essere qualcosa di normale, ma normale non è nel panorama del nostro territorio perchè acquista un significato di eccezionalità, in una realtà nella quale, come testimoniano le cronache dei nostri giorni, i beni confiscati alla criminalità organizzata spesso non vengono utilizzati per scopi sociali e qualche volta, addirittura, ritornano ai soggetti ai quali sono stati confiscati. Terra Felix va in controtendenza ed è sicuramente un esempio da imitare e da seguire anche per le altre amministrazioni comunali”. Su un terreno confiscato per abusivismo edilizio e restituito alla comunita’ di San Giorgio a Cremano crescono oggi ulivi coltivati dai ragazzi del Servizio Civile Universale. Da qui nasce Terra Felix, progetto che ha portato alla produzione del primo olio extravergine d’oliva ‘Vesevo’, presentato nei giorni scorsi a Villa Bruno, una delle antiche dimore patrizie del Miglio d’oro vesuviano. “Abbiamo raccontato un grande esempio di legalita’ e riscatto sociale, attraverso l’esperienza positiva di Terra Felix”, le parole del sindaco Giorgio Zinno. L’area, estesa su 55 mila metri quadrati, ha prodotto 280 bottiglie di olio, pari a circa 150 litri.
CRONACA
1 aprile 2025
Beni confiscati ai clan, il prefetto annuncia: «47 sgomberi nel 2025»