Napoli. “I temi che devono essere inseriti nella filiera del riutilizzo dei beni confiscati sono tanti, ma ci sono anche esempi positivi nella città metropolitana di Napoli, come per esempio Palazzo Fienga a Torre Annunziata oppure Masseria Ferraioli in Afragola, dove ci sono stati anche i cospicui finanziamenti per il loro corretto riutilizzo”. Lo ha detto il Prefetto di Napoli Michele di Bari a margine del seminario di oggi al Maschio Angioino sul tema “Beni confiscati alla criminalità organizzata: opportunità e limiti dell’attuale quadro normativo”. “Sono passi importanti – ha detto il Prefetto – che se unito anche ai 22 sgomberi che noi abbiamo fatto come Prefettura con le Forze di Polizia e i sindaci di beni confiscati nel 2024 e i 47 che abbiamo programmato nel 2025 fa comprendere quanto questo tema inserito nel tema più ampio della lotta alla mafia sia essenziale per una testimonianza di legalità nel territorio. E’ un messaggio molto forte ma dobbiamo agire tutti con celerità, dai sindaci, alle associazioni che gestiscono il bene confiscato, riutilizzandolo per testimoniare la legalità”. Sul tema è intervenuto anche Ciro Buonajuto, sindaco di Ercolano, che spiega come sulla gestione dei beni confiscati “i sindaci non possono essere lasciati soli. Non serve solo la riqualificazione e la manutenzione del bene ma anche finanziarne la gestione. Il valore simbolico della confisca è importante e va diffuso tra i più giovani. Bisogna spiegare ai nostri ragazzi che lì dove c’era la criminalità organizzata adesso c’è lo Stato. Alla camorra va mandato un messaggio chiaro, perché possiamo confiscare quanti beni immobili vogliamo, la camorra ne ricomprà quanti ne vuole. L’importanza dal punto di vista simbolico è offrire un segnale culturale, lì dove c’era La camorra adesso ci deve essere il terzo settore, ci devono essere i giovani. Quello è il vero segnale che diamo alla camorra, ovvero che contro lo Stato non si vince”. Il sindaco di Caserta e presidente di Anci Campania Carlo Marino, sottolinea che “dobbiamo lavorare sui fondi delle politiche di coesione e che attraverso le programmazioni ci siano più fondi non soltanto per la rigenerazione urbana ma anche per la rigenerazione sociale di questi immobili. Dobbiamo costruire dei modelli anche nell’ambito del quadro normativo che crei le condizioni per che questi beni vengono messi al sistema, diventino bene comune nell’interesse della comunità o un bene per il welfare, per il mondo del terzo settore. Dobbiamo combattere, perché il non utilizzo dei beni confiscati diventa un quadro di vantaggio per le criminalità organizzate. La battaglia è che questi beni diventino nella gestione del bene comune non soltanto elementi facilmente da dare al mondo dell’associazionismo che già fa un grande lavoro, ma dobbiamo metterli anche a sistema patrimonializzando, riqualificando urbanisticamente le nostre città con la riqualificazione dei beni confiscati. Anci Campania ha iniziato un’interlocuzione con il Governo perché vogliamo costruire delle condizioni soprattutto sulla difficoltà, sulla socialità, sulle emergenze dell’abitazione”.
CRONACA
31 marzo 2025
Il prefetto di Napoli: «Su beni confiscati nodi, ma anche esempi positivi»