L’Italia primeggia a livello europeo sia in termini di imprenditoria immigrata sia in generale per protagonismo delle Pmi: la tendenza è in primo piano in uno studio presentato a Roma dal Centro studi e ricerche Idos in collaborazione con Cna. “Le 660mila imprese immigrate in Italia sono costituite principalmente da imprese individuali (73%), ma nell’ultimo decennio è esploso il numero delle società di capitale (+160%)” si sottolinea nel documento. “Un ruolo trascinatore è svolto da giovani e donne, creatrici di valore e diversificazione economica, come nel caso delle imprenditrici ucraine”. I settori in evidenza restano “tradizionalmente” commercio ed edilizia, ma si registra “una forte crescita in comparti più dinamici”, come alloggio, ristorazione e servizi alla persona, e specializzati, come sanità e assistenza sociale. Sul piano dei territori si confermano maggioritari il Nord e il versante adriatico, ma nell’ultimo decennio c’è stato un incremento di Campania (Napoli e Caserta) e Puglia. Rispetto ai Paesi di origine, gli esperti calcolano che nel 79,4% gli imprenditori migranti provengano da zone extra-Ue. Particolarmente significativi i casi di Marocco, Romania e Cina, ma “in grande crescita” nel decennio sono stati Pakistan, Bangladesh ed Egitto. Lo studio si intitola ‘Rapporto immigrazione e imprenditoria’ ed una pubblicazione annuale avviata nel 2014. Alla luce delle analisi di lungo periodo gli esperti stilano una serie di raccomandazioni su accesso al credito, riconoscimento delle qualifiche, transizione da ditte individuali a realtà più complesse, supporto ad hoc per imprenditrici immigrate, legame con il territorio, politiche di sviluppo inclusive e sostegno alle nuove generazioni. A confermare il ruolo sempre più importante dell’imprenditoria con origini migranti in Italia sono anche dati elaborati dalla Fondazione Moressa, che sono stati presentati nei giorni scorsi a Mestre, durante incontro presso l’auditorium della Camera di commercio di Venezia Rovigo. Secondo le stime, alla fine del 2024 gli imprenditori nati all’estero erano 786.696, 10,6% del totale. Dal confronto degli ultimi dieci anni (2014-2024) appare evidente la diversa tendenza tra imprenditori nati in Italia (-5,7%) e nati all’estero (+24,4%). Tendenza che si registra anche nell’ultimo anno, con l’aumento degli imprenditori nati all’estero (+1,4%) e il calo dei nati in Italia (-1,0%). Secondo i dati, nel 2024 la Romania si è confermata il primo Paese d’origine (79.463), di poco davanti alla Cina (79.079). Nell’ultimo anno, le comunità con gli aumenti più significativi sono state Albania (+6,4%), Moldavia (+8,7%) e Ucraina (+7,7%). In calo, invece, soprattutto i Paesi africani come Marocco (-2,6%), Nigeria (-4,1%) e Senegal (-5,5%). Confrontando gli imprenditori per ciascun Paese con la popolazione nata nello stesso Stato, è possibile calcolare il “tasso di imprenditorialità” per ciascuna comunità. Tra i nati in Italia, gli imprenditori rappresentano il 12,6% della popolazione, calcola la Fondazione Moressa. Tra i nati all’estero, si raggiunge invece il 33,4% per la Cina e si supera il 19% per Bangladesh ed Egitto. I valori più bassi si registrerebbero invece tra quelle realtà nazionali dove è molto più rilevante la componente di lavoro dipendente, specie nel settore del lavoro domestico, come Ucraina (3,9%) e Filippine (1,4%). Secondo lo studio, la Cina è il Paese con più imprenditrici in Italia (36.011, pari al 16,6% delle imprenditrici immigrate totali), seguita dalla Romania con 24.596 imprenditrici. La presenza femminile raggiunge i picchi massimi tra i nati in Russia e a Cuba, con circa il 70% di donne. Il 29% degli imprenditori nati all’estero si concentra nel commercio. Il secondo settore più rappresentato è quello dei servizi, con circa un quarto degli imprenditori totali (25,2%). Se invece si considera l’incidenza sugli imprenditori totali per ciascun settore, il picco massimo si raggiunge nell’edilizia (18,4%). L’agricoltura, pur essendo il settore con meno imprenditori nati all’estero, è quello che ha registrato l’incremento maggiore tra il 2014 e il 2024 (+56,1%). Anche i servizi hanno registrato un forte aumento nell’ultimo decennio (+48%). Le regioni con più imprenditori nati all’estero sono Lombardia (174mila), Lazio (83mila), Emilia-Romagna e Toscana (entrambe con poco meno di 74mila). Rispetto agli imprenditori totali, l’incidenza maggiore si registra in Liguria (15%) e Toscana (14,3%). Le province con più imprenditori nati all’estero sono Milano (95.338), Roma (68.289) e Torino (38.592). Segue Napoli (29.754), che però è la provincia con l’incremento maggiore nell’ultimo decennio (+83,7%). Se invece consideriamo l’incidenza degli imprenditori immigrati sul totale, il primato spetta a Prato (27,2%), seguita da Trieste (18,7%) e Imperia (18,0%). Secondo la Fondazione Moressa, “l’imprenditoria immigrata rappresenta generalmente la prosecuzione di un percorso di integrazione e la volontà di radicamento sul territorio. Tuttavia, persiste una scarsa cooperazione tra gli imprenditori immigrati e il resto del sistema produttivo nazionale”. Gli esperti aggiungono: “La fotografia del fenomeno consente di analizzare le caratteristiche della componente immigrata e stimolare sinergie e collaborazioni sul territorio”.
CRONACA
31 marzo 2025
L’imprenditoria dei migranti in Italia: oltre 600mila aziende già sono sul mercato