Le saracinesche abbassate, il silenzio irreale di un supermercato che fino a pochi giorni fa era un punto di riferimento per migliaia di clienti, ma soprattutto per 75 lavoratori che oggi non sanno pi...
Le saracinesche abbassate, il silenzio irreale di un supermercato che fino a pochi giorni fa era un punto di riferimento per migliaia di clienti, ma soprattutto per 75 lavoratori che oggi non sanno più quale sarà il loro futuro. È l’immagine dello smarrimento che ha travolto i dipendenti del Grand’Eté di Pompei, chiuso da una settimana dopo l’intervento dell’ufficiale giudiziario, a seguito di una controversia sui fitti tra l’azienda e la proprietà dell’immobile. Una vicenda che ha gettato nello sconforto donne e uomini e con decenni di esperienza alle spalle nel settore, alcuni già passati attraverso il trauma della chiusura del supermercato Auchan nel 2021, prima di essere riassorbiti dal nuovo marchio e ora nuovamente a rischio. Ieri mattina, davanti all’ingresso sbarrato del supermercato, si è tenuta un’assemblea con i rappresentanti sindacali di Ugl, Cgil e Uil, un momento di confronto necessario ma che non ha sciolto i dubbi e le paure dei dipendenti. Alcuni di loro erano lì con le lacrime agli occhi, altri con lo sguardo perso nel vuoto, tormentati da un interrogativo che è diventato un chiodo fisso da giorni: che ne sarà di noi? «Abbiamo dato tutto per questa azienda, e ora siamo di nuovo per strada», raccontano alcuni lavoratori con oltre 35 anni di esperienza. «Nel 2021 pensavamo di aver trovato una nuova stabilità dopo la chiusura di Auchan, e invece siamo al punto di partenza. È un incubo che si ripete». L’assemblea, tenutasi alla presenza dei sindacati, ha visto una partecipazione compatta dei lavoratori, determinati a non arrendersi. Il primo nodo da sciogliere riguardava la procedura di licenziamento collettivo, che però, per il momento, non è stata firmata. L’azienda e le rappresentanze sindacali si sono presi tempo fino al 10 febbraio, per provare a trovare un accordo e scongiurare il peggio. Nel frattempo, i sindacati si sono attivati per creare una serie di interlocuzioni con le istituzioni, chiedendo l’istituzione di un tavolo di crisi con il Prefetto, il Ministero del Lavoro, la Regione e il Comune di Pompei. «Faremo tutto il possibile per tutelare questi lavoratori», assicurano i rappresentanti sindacali. «Non possiamo permettere che 75 famiglie restino senza reddito da un giorno all’altro. È fondamentale che tutte le istituzioni si mobilitino per trovare una soluzione». L’angoscia dei lavoratori è palpabile. Per molti, il Grand’Eté rappresentava l’unica fonte di sostentamento per le proprie famiglie, e il rischio di restare senza impiego in un mercato del lavoro sempre più saturo è una prospettiva insostenibile. «Siamo persone con mutui, figli da mantenere, bollette da pagare. Non possiamo semplicemente restare a guardare mentre tutto ci crolla addosso», spiega una dipendente, madre di due figli. «Ci dicano almeno cosa ne sarà di noi». Molti lavoratori sono preoccupati che i tempi possano allungarsi e che finiscano per ritrovarsi con un pugno di mosche in mano. C’è chi teme che la vicenda possa trascinarsi per mesi e che, nel frattempo, la speranza di una ricollocazione sfumi definitivamente. Il conto alla rovescia è partito. Il 10 febbraio è la data della speranza, per provare a trovare una soluzione che consenta ai lavoratori di mantenere il posto o, quantomeno, di avere garanzie concrete per il loro futuro. Nel frattempo, i lavoratori continuano a presidiare il punto vendita, aspettando risposte concrete e sperando che questa battaglia per la dignità e per il lavoro non si trasformi nell’ennesima sconfitta per chi chiede di poter continuare a lavorare e a guadagnarsi da vivere.