LA SENTENZA Angri, inventa le violenze del marito: condannata per falsa testimonianza
Angri/Scafati. Sotto inchiesta per un paio di anni, poi il processo. Quattro anni con l’accusa di essere un violento, di aver creato stati d’ansia alla ex compagna che lo aveva denunciato. “Non riuscivo neppure a uscire con le amiche oppure andare a lavorare: avevo il timore che da un momento all’altro potesse diventare violento e manesco, avevo perso la serenità”. E’ quanto una 32enne di Angri avrebbe denunciato nei confronti del compagno con cui aveva chiuso il rapporto di coppia. Ma era tutto inventato. La falsa testimonianza contro l’uomo di Scafati finisce con una condanna a un anno e 8 mesi per l’ex moglie che aveva rilasciato dichiarazioni fasulle sia in procura sia durante il processo dove l’uomo fu assolto dalle infamanti accuse.
Lo ha stabilito la Corte d’Appello confermando il giudizio di primo grado pronunciato dai giudici del tribunale di Nocera Inferiore. L’uomo era finito sul banco degli imputati con la grave accusa di maltrattamenti e lesioni. I giudici nocerini stabilirono indagini sulle dichiarazioni e alla fine- dopo l’assoluzione per il 37enne- la ex moglie fu processata e condannata. Il giudizio aveva provato infatti l’innocenza dell’imputato, facendo emergere contraddizioni nel racconto della falsa vittima. A incastrare la giovane che aveva incolpato l’imputato furono le intercettazioni tra lei e alcuni familiari a cui avrebbe detto di “fargliela pagare”.
Da una delle tante conversazioni, comprese quelle sui social, si era scoperto che la vittima aveva inventato tutto e che l’avrebbe fatto solo perchè l’uomo aveva deciso di chiudere il rapporto in quanto si era dichiarato incompatibile. Chiamata a testimoniare in udienza aveva parlato di equivoco e che mai aveva incolpato l’uomo.
Però il contro esame della difesa avrebbe fatto emergere diverse contraddizioni, al punto da rendere il suo racconto inattendibile. I fatti oggetto di contestazione (che avevano aperto a nuovi scenari per l’ex parte offesa) sono datati 2020/2021 (con processo di primo grado avviato nel 2022) quando l’imputato a dire della donna si sarebbe reso protagonista di atti di violenza. L’accusa era concentrata su alcuni episodi contestati ma non erano stati forniti elementi chiari sulla dinamica e che erano andati in contraddizione tra di loro fino ad arrivare alla decisione sulla messa in scena per vicende legate alla fine del rapporto. Ora la condanna bis.
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